L'altro giorno mentre parlavo al cellulare, una stronza mi è finita sotto la bici. Pioveva da matti e quella sfigata, non solo dimostrava palesemente più di cinquant'anni, ma è addirittura rimasta tutto il tempo a oziare sull'asfalto in mezzo ad una pozzanghera, farfugliando parole tipo: ambulanza, strisce pedonali, morendo.
Ma io ho capito subito il suo subdolo intento di farmi scendere dalla bici e farmi bagnare del tutto gli stivaletti in prima uscita stagionale. Non ci sono certo cascato. Eh no!
Così le ho lanciato uno sguardo affilato dall’alto della mia posizione e ho proseguito per la mia strada. Non senza un gran magone per questo mondo di gente sempre pronto a incularti. Bastardi!
Una stella cadente mi è caduta tra le braccia.
Una stella, sì, come la immaginavo, come la vedevo nei miei sogni. Non potevo crederci. Però è proprio così.
E una stella cadente è così. E’ luminosa, è caldissima, non sai esattamente come comportarti. Hai paura di bruciarti, hai paura di spegnerla, ma senti che vuoi toccarla, che vuoi tenerla con te. Ma non sei preparato, non sai come devi fare. Tenti, sbagli, riprovi, sbagli, a volte hai capito e allora lei ti riempie della sua energia e della sua luce e capisci che è scesa per davvero sulla terra per te, affinché i tuoi desideri siano esauditi.
E hai paura che si dissolva.
E hai paura di spegnerla.
E non vuoi perderla.
E non puoi perderla.
No, non puoi.
Pensieri ricoperti di un vivere che vuole sembrare un volo di farfalla, un battere di ciglia sospeso tra un pallido sorriso ed una triste malinconia che stringe l’anima ed il cuore fino a far mancare il respiro, come un forte abbraccio, fino a non vedere oltre un passo dalla sua esistenza.
Un’intima e nuda inquietudine che non sa più distinguere il giorno dalla notte, sognando intensamente, accompagnata ad ogni respiro da pensieri caldi come fossero interminabili baci, freddi come fossero taglienti sguardi sospesi in un esistere che vuole esser simile ad un pensare che rasenta la razionalità, alimentata da un continuo cercare spazio in un cielo scaldato da pensieri infiniti.
Pensieri. Ali di solitari gabbiani.
Pensieri. Stridule note di una dolcissima canzone canticchiata per non sentire la voce della solitudine, per non ascoltare le proprie riflessioni capaci di riempire la mente.
Incredibili sogni.
Interminabili parole, diventate piccole nuvole riempite di gocce d’acqua o di lacrime troppo salate da esser scambiate per acqua di un immenso mare azzurro.
Ho aperto una tua foto sul PC, l’ho ingrandita per rievocare quegli occhi sporgenti carichi di vita e la forma del tuo naso, le pieghe appena pronunciate a fianco della tua bocca che sorride. E mi sono tranquillizzato. L’immagine che avevo di te, era ancora come me la ricordavo. Poi ho disattivato lo zoom e il tuo viso è tornato rapidamente a posizionarsi sul posto che gli compete senza ingrandimenti. Quell’aria entusiasta copriva persino il maglione a righe colorate che indossavi.
Era una fredda giornata autunnale e non c’era nessun altro posto in cui volevo stare, se non lì.
Sarà una sciocchezza, ma anche le banalità del quotidiano non sono poi così brutte se condivise con chi ti vuol veramente bene. E quando non ci sei, a volte immagino la risposta che mi avresti dato ad un mio quesito dubbioso, le parole che avresti usato e il tono di voce serio. Poi tu magari avresti detto qualcosa di sarcastico che mi avrebbe infastidito e io avrei fatto il sostenuto come al solito, ma poi avrei lasciato andare i muscoli facciali contratti fino a formare un sorriso e insieme ci saremmo messi a ridere. E poi avrei ripensato al tuo sorriso, strappato a qualche altra immagine che avrei tirato fuori da un angolo della mente. E tutto sarebbe stato di nuovo bellissimo.
Resta qui con me,
inventiamo un mondo che ci faccia ridere.
[...]
Resta qui con me,
inventiamo un mondo che ci faccia piangere di gioia.
Ed io lo so che è solo un sogno,
che non ci inventiamo niente perché tutto splende,
ma noi non lo vediamo perché siamo velocissimi.
(da “E’ solo un sogno” - Irene grandi )
- A volte ti ci ritrovi dentro.
Anche se avevi giurato che a te non sarebbe mai successo.
Non è sempre facile parlarne.
Ci sono cose che devi tenere per te, che devi… semplicemente risolvere da solo.
- Mostrandoti forte e sereno?
- Che c’è di male nel cercare di esser forti, scusa?
- Niente... parlavo di far vedere che va tutto bene mentre magari dentro stai male.
Hai mai detto a qualcuno come ti senti veramente?
Hai presente le piogge di fine estate? Il cielo è scuro, l'acqua viene giù a gocce grandi, con un gran rumore. Tutto quello che vorresti fare è startene sul letto, con la persona che ami o giù di lì. Dormire abbracciati, accarezzarle i capelli e la schiena, baciarle piano le labbra. In silenzio. Sotto le lenzuola con una fantasia di nuvole bianche con sfondo azzurro. Era questo che sognavo. Nelle orecchie, una canzone di Joni Mitchell che veniva da chissà dove, perfetta colonna sonora; ci sono due ragioni per ascoltare Joni Mitchell: o si è in romantica compagnia, o si è soli e innamorati.
Magari, mentre io dormivo, qualcuno viveva il mio sogno.
Mi sono svegliato con gli occhi e il cuore in lacrime.
Ci sono esseri a cui siamo legati dall'amore e dall'odio
e di cui pediniamo segretamente il destino,
anche se non li vediamo mai.
(Michel Tournier)