..mi dondolo in disparte...

Collega: "Caspita, come sei bello oggi!"
Io: "Grazie! Ma sono quello di sempre, ho solo rasato la barba e usato un nuovo dopobarba."
Collega: "Ma no, non è la barba e nemmeno la crema, sei proprio tu ad essere radioso."
Io: "Sarà che ho tagliato i capelli più corti del solito?"
Collega: "Non lo so, però hai proprio un bell'aspetto!"
Io: "Ah, ecco cos'è: la sveltina che ho fatto prima di arrivare qui!"
Collega: "..."


Scritto da ilbaronetto alle ore 12:30 di mercoledì, 01 luglio 2009 | Permalink | commenti (2) (popup)
Categorie:[strange days, stories]
Dicono che per il quieto vivere si debba fingere, tacere o quantomeno scendere a compromessi. Con se stessi, prima di tutto. Per quanto possibile, si intende.
Tu quanto sei disposto ad essere accomodante? Te lo chiedi ogni giorno che scorre lento. Ogni giorno di più.
Capita, a volte, che ti ritrovi in situazioni in cui basta una breve domanda mirata e chi ti sta davanti si trova spiazzato. Scacco matto. Che fai? Avanzi col tuo cavallo oppure lasci perdere e sbagli mossa volontariamente? I pensieri tolgono il posto alle parole. E il silenzio primeggia. Ancora una volta. Anche se ci sono parole per ogni cosa. Con le parole puoi raccontare le giornate, le cene fuori, le chiacchierate serie e le risate. Puoi descrivere gli odori, una voce, un sorriso e l’espressione degli occhi. Puoi creare frasi che raccontino un weekend, una notte, un istante. Puoi spiegare un'emozione, un ricordo, perché stringevi il cuscino o quanto stavi bene anche senza uscire di casa. Sai abbastanza parole da poter dare consigli, ascoltare e capire racconti, commentare vicende, fare battute e giocare con i doppi sensi. Riesci a mettere nero su bianco i pensieri, anche quelli più reconditi, in un tentativo di alleggerire la mente.
Ci sono parole per ogni cosa. Tranne che per dire quanto ti manca qualcosa o qualcuno. Tranne per evitare la faccia imbarazzata di chi ti sta di fronte. E allora aspetti il momento buono, il momento adatto per poter dire qualcosa. E appena lo fai sbagli. E la prossima volta speri di morderti la lingua.


Una sera ero nella biblioteca di mio padre a leggere e mi imbattei nella storia di un giovane e avvenente cavaliere innamorato alla follia di una principessa. Anche lei lo amava, benché non ne sembrasse del tutto consapevole e, nonostante l’amicizia che era sbocciata tra loro, o forse proprio per quello, lui si ritrovava così intimorito e senza parole di fronte al minaccioso candore di lei che era completamente incapace di dichiararle il suo amore. Un giorno chiese di punto in bianco: “E’ meglio parlare o morire?”
Io non avrei mai il coraggio di farla, una simile domanda.
Ma lo sfogo con il suo cuscino si rivelò che, almeno per un momento, avevo provato a dire la verità, l’avevo fatta uscire allo scoperto, e devo ammettere che mi era piaciuto, e se lui fosse capitato lì proprio nell’attimo in cui stavo bofonchiando cose che non avrei mai osato ripetere nemmeno allo specchio, non me ne sarebbe importato nulla, non mi avrebbe dato fastidio – fa’ che lo sappia, che veda, che esprima il suo giudizio, se vuole... basta che non lo dica al mondo intero – anche se adesso tu sei il mondo per me, anche se nei tuoi occhi vedo un mondo inorridito e sprezzante. Quel tuo sguardo d’acciaio, Oliver, preferirei morire piuttosto che affrontarlo dopo averti detto tutto.

(da “Chiamami col tuo nome” – André Aciman)

Le domande non sono mai indiscrete. Lo sono, talvolta, le risposte.  Oscar Wilde



Scritto da ilbaronetto alle ore 11:44 di venerdì, 19 giugno 2009 | Permalink | commenti (3) (popup)
Categorie:[memories, strange days, stories, shiver, lettere dal passato]
Chi di spada ferisce... in çU|_0 se lo piglia.


Scritto da ilbaronetto alle ore 08:33 di martedì, 09 giugno 2009 | Permalink | commenti (3) (popup)
Categorie:[delirium, strange days, tre puntini]

Io so la mia verità e voglio usare il cranio come un archibugio. Per sparare la mia verità che non è inchiostro nero ma sangue che grandina gioia. La mia verità è come una finestra nel vuoto inchiodata ai suoi cardini. La mia verità, linea di protezione e coerenza ai deserti che cambiano.
Ma sono suggestionabile sono troppo suggestionabile.
Siamo troppo suggestionabili.
Infantili ed interpretabili siamo troppo suggestionabili.
Ci muoviamo ma siamo immobili siamo troppo suggestionabili.
Io so la mia verità. Sono passato in mezzo agli inferni alle mie pazzie, ma è la mia verità. E spero possa esploderti in faccia spaccarti la testa. La mia verità è nell’ostinazione a cercarmi a ferirmi a capirmi. La mia verità è rinnegare i padri le madri le bocche e gli stomaci.
Ma sono suggestionabile sono troppo suggestionabile.
Siamo troppo suggestionabili.
Infantili ed interpretabili siamo troppo suggestionabili.
Ci muoviamo ma siamo immobili siamo troppo suggestionabili.
Io so la mia verità e voglio andare in fondo a tutto quello che so.
Io voglio assaporare ogni secondo che avrò. Perché io sono un uomo. Io sono insicuro. Io sono il padre la madre il figlio.
Io sono il vertice. Io sono l’assoluto. Io sono il genio. Io sono il mio assassino.
Ma sono l’unica cosa che mi rimane.
Io sono l’ultima cosa che ho. Sarò la prima cosa che avrò.
Se sono l’ultima cosa che mi rimane.
Sarò la prima cosa che mi rimane.
Siamo troppo suggestionabili.

 

P. Benvegnù



Scritto da ilbaronetto alle ore 08:56 di mercoledì, 27 maggio 2009 | Permalink | commenti (popup)
Categorie:[strange days, thoughts into verses, tre puntini]

Il sito dice "Rendimi invisibile".
Ogni tanto vorrei esserlo davvero.

Ecco.



Scritto da ilbaronetto alle ore 16:41 di mercoledì, 20 maggio 2009 | Permalink | commenti (3) (popup)
Categorie:[delirium, strange days, wishes, shiver]

Ci sono momenti che si incantano fissi, come punte su dischi in vinile. Sono istanti e rintocchi a goccia cinese, una musica che suona metodica, un’ossessione sonora, sempre la stessa.
In questa notte che riempie la stanza ovunque, mentre gli occhi sono semichiusi e coscienti, respiro nel buio, ascoltando il silenzio. Disteso, perlustro note simboliche nell’ombra, libero e fermo.
L’immobilità mi chiude in un buco di sensori dilatati, è una percezione che si aggroviglia ai rumori, sui pori, mentre il corpo urla d’urgenza bussando al cervello.
Io, cieco, paralizzato dal tempo, adesso mi svesto dentro una spirale di sensi, dentro un vuoto che prende e stravolge il mio corpo. Così mi ritrovo, mi trattengo da solo per non perdermi altrove, mentre la pelle cambia stagione, mutando aspetto. Io sono l’assenza. Cammino in bilico all’abisso, sento l’attrazione devastante della rovina. Uno spiegamento liberatorio dentro la caduta e l’ultimo grido prima dello schianto.



Scritto da ilbaronetto alle ore 10:50 di lunedì, 11 maggio 2009 | Permalink | commenti (1) (popup)
Categorie:[delirium, shiver, crazy nights]